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Conceptual Papers

Verso una nuova scienza medica – PER UN OLISMO MENO METAFISICO E PIÙ PRAGMATICO

Rinaldo Octavio Vargas, sociologo & Eugenia D’Alterio, biologa                       

Abstract

Un nuovo modello per la promozione della salute si concentra su una comprensione teoretica e pragmatica della salute e della cura, in cerca di un benessere ottimale, incorporando tutte le dimensioni dell’esperienza umana.

Eredità di visione

Tradizionalmente, nei cantieri per la promozione della salute, gli sforzi si sono concentrati, principalmente, nel tentativo di controllo e/o di eliminazione dei cosiddetti fattori di rischio. I professionisti della salute hanno fin’ora identificato abitudini ‘malsane’ e hanno cercato di motivare i loro ‘pazienti’ in modo che sostituissero tali abitudini con quelle ‘sane’. I loro ‘pazienti’ sono stati invitati a partecipare a programmi per modificare i loro comportamenti e che li ricompensassero, anche, per i cambiamenti attuati. Per di più, ai ‘pazienti’ dei professionisti della salute è stato detto che, seguendo questi programmi preventivi,  le possibilità che contraessero alcune malattie o che morissero prematuramente sarebbero diminuite.

La scienza alla base di questo approccio alla promozione della salute è il cosiddetto “modello biomedico” che ha le sue radici nella Rivoluzione Scientifica del ‘600. Come tutte le scienze occidentali, il modello biomedico è basato sulla fisica classica newtoniana, che ritrae l’universo e ciascuna forma vivente e non vivente come entità che possono essere comprese scomponendole nelle loro più piccole parti.

Secondo questa visione del mondo, in realtà, vi sono due universi separati, uno composto da tutte quelle entità che possono essere misurate e quantificate e uno composto da quelle che non sono misurabili o tangibili. Così, anche per i fenomeni naturali, solo quelli quantificabili e misurabili sono visti come validi e degni di studio scientifico.

Da questa prospettiva, il ruolo dello scienziato è smontare i fenomeni naturali nelle loro componenti più piccole (riduzionismo), analizzarle e metterle di nuovo insieme, con l’obiettivo finale di essere in grado di prevederli e prevenirli, in ultima analisi, di controllarli. In realtà, il controllo completo della natura è stato considerato come lo scopo sottostante della scienza, come sottolineato da Francis Bacon, uno dei principali architetti della visione modernista del mondo del Seicento, quando asserisce che:

Scopo della scienza è quello di torturare la natura per estrarle i suoi segreti, forzandola ad abbandonare il suo stato naturale. [1]

Questa visione, riduzionista e orientata al controllo del “mondo reale” rimane ancora la pietra angolare degli attuali percorsi di medicina scientifica e fornisce anche il fondamento per tutti i sistemi umani (legali, politici, economici, relativi all’istruzione, ecc.) nella società contemporanea.

La vecchia scienza

Promozione tradizionale della salute: focalizzare sulla malattia, suscitare paura e controllare il comportamento

Data l’ereditarietà della visione del mondo del Seicento, non è affatto sorprendente che gli approcci tradizionali alla promozione della salute abbiano concettualizzato il corpo umano come un sofisticato meccanismo e la malattia e le difficoltà comportamentali come disfunzioni del meccanismo stesso, por lo più che il professionista della salute è stato identificato come colui che è chiamato a ripararlo.

Poiché le uniche cose che contano, in tale contesto di rappresentazioni del mondo, sono quelle quantificabili, l’attenzione è rivolta prevalentemente sui cosiddetti fattori di rischio nel modello biomedico, quali l’ipertensione, il colesterolo e il peso, collegati ad altri fattori misurabili nel comportamento, quali l’esercizio fisico, l’alimentazione e il fumo. Proprio come con qualsiasi altro fenomeno naturale, la convinzione è stata che, essendo questi fattori misurabili, lo stato della salute di una persona potesse essere obiettivamente determinato e il corso futuro di tale stato di salute potesse essere previsto con precisione ed eventualmente controllato. Tuttavia, nonostante alcune recenti parole di circostanze relative alle questioni della dicotomia mente – corpo, i programmi tradizionali di promozione della salute hanno posto molta meno attenzione su fattori che concorrono a determinare la salute ma poco tangibili e meno facilmente misurabili quali i sentimenti, le emozioni, le relazioni e anche la spiritualità.

La promozione tradizionale della salute ha generalmente accettato, acriticamente, l’idea che senza una guida adeguata, la gente si consegnerebbe a comportamenti non salutari. Pertanto, il ruolo del professionista della salute è stato quello di essere l’esperto che controlla i comportamenti dei pazienti trovando il modo di cambiarli in nome di agire per il loro benessere. Così come lo scienziato del Seicento ambiva a controllare e dominare la natura, così agli studenti di educazione alla salute si insegna in un diffuso e, altamente, stimato libro di testo:

Mentre la scienza e la tecnologia avanzano, la forza della natura meno domata rimane l’essere umano e le sue azioni. [2]

Da queste fondamenta, non è forse sorprendente che la promozione della salute si sia in gran parte concentrata sull’utilizzo di tattiche per infondere paure accompagnate da incentivi, concorsi e premi per tentare di controllare i comportamenti dei popoli. La questione salute, così posta, porta a:

La preoccupazione centrale della promozione della salute e dell’educazione sanitaria è il comportamento attorno la salute … come portare avanti il cambiamento … (e) sviluppare tecniche che cambino i comportamenti. [3]

Questo approccio non è certamente destinato ad essere una banalità. Tuttavia, l’eredità del paradigma del Seicento, cioè, il tentativo di controllare, è chiaramente palese, ed è spesso dichiarato francamente, come quando un leader nel campo annuncia l’utilizzo di certi incitamenti:

forzare l’attenzione di qualcuno e costringerlo almeno a pensare circa come migliorare la propria salute.[4]

La nuova scienza

Teoria del caos e della complessità. Olismo

 

Come risultato di profonde scoperte scientifiche durante il 900, la visione del mondo, vecchia di 400 anni, è cambiata drammaticamente e, con essa, il nostro modo di intendere la salute e la malattia. I risultati, nel campo della fisica e della biologia integrata, quali la teoria del caos e della complessità, e nella ricerca sul fenomeno della coscienza, spingono l’umanità verso una visione più olistica del mondo, modificando, drasticamente, le nostre concezioni sul perché le persone si ammalano e guariscono. La tabella n. 1 rende un resoconto del contrasto tra le nuove idee scientifiche e quelle della visione del mondo ereditate dal vecchio paradigma.

Grazie alla scienza, relativamente nuova, della psico-neuro-endocrino-immunologia, ora comprendiamo che gli esseri umani sono qualcosa di più di un sofisticato meccanismo pur se la metafora è stata un condiviso surrogato in assenza di altri termini teoretici o di un modello operativo. A parte la complessità organica, gli esseri umani hanno sviluppato personalità, pensieri, sentimenti, emozioni,  che convergono in relazioni, e tutto ciò influisce sul loro sistema immunitario e condiziona la loro resistenza alle malattie e la loro capacità di ripresa. [5] Inoltre, le recenti scoperte relative al fenomeno della coscienza documentano che, contrariamente alle ipotesi della vecchia scienza, se la mente umana è uno strumento potente per l’auto-ripresa, può anche esserlo nella ripresa di altri. [6]

Questa nuova visione della salute umana si sposa bene con le scoperte negli ambiti più difficili delle scienze, ironicamente, nella stessa disciplina scientifica che ci fornì la visione meccanicista di 400 anni fa. Infatti, oggi, si apprende, dallo sviluppo della fisica quantistica, che l’universo non è un edificio composto da piccoli blocchi, ma è piuttosto una vasta web interconnessa le cui parti componenti sono impossibili da isolare e quantificare con precisione perché la loro esistenza è, in realtà, comprensibile solo nel contesto delle loro relazioni. È, quindi, improbabile che sia solo una coincidenza che un numero crescente di ricercatori sostenga che la rete di relazioni, in cui siamo coinvolti, possa essere uno dei fattori cruciali nel determinare la nostra salute e la nostra capacità di riacquistare la salute.[7]

Dalla Teoria del Caos, recente sviluppo della fisica, stiamo imparando che, di fatto, gli esseri umani sono sistemi complessi non suscettibili né di quantificazione né di predizione né di controllo totale (somma di eventi casuali e biologici/genetici).[8] Quindi, il lavoro con gli esseri umani è molto di più simile alla previsione e controllo dei fattori climatici (un altro sistema complesso) piuttosto che ad un’attività di smontare e rimontare una macchina prevedibile. E, sicuramente, tutti noi riconosciamo che, per quanto accurata le previsioni possano essere, la natura ci sorprende sempre! Così, allo stesso modo, chiunque lavori nel campo della salute ha sperimentato questa insufficienza di prevedibilità e di controllo che, d’altronde, sembra essere una parte costitutiva del mondo naturale e dell’esperienza umana.

Promozione della salute

Nonostante sia chiamata ‘promozione della salute’, il lavoro dei professionista della salute è rimasto in gran parte radicato nel paradigma biomedico focalizzato sulla malattia. Nella promozione della salute olistica lo spostamento del focus emana da una nuova concettualizzazione della salute. Dalla fisica quantistica abbiamo imparato che è il rapporto tra le particelle subatomiche a dare un senso alla loro esistenza. Analogamente, nella promozione olistica della salute, oggi, si sottolinea che le relazioni tra le dimensioni biologica, psicologica, sociale ed etica esperienziale umana, sono fondamentali per una completa comprensione della malattia, della salute e della ripresa. Pertanto, piuttosto che la definizione della salute in termini di assenza di rischio di fattori biomedici o di accumulo di qualche lista ideale di comportamenti normativi, “la salute può essere ridefinita come il modo in cui viviamo al meglio nonostante le nostre inevitabili malattie, disabilità e traumi[9] o intenzionalità e relazioni esistenziali disattese.

Tradizionalmente, la salute, anche quando è definita come più di una semplice assenza di malattia o come qualcosa che si oppone alla malattia, è ancora descritta come uno stato ottimale di benessere che può essere raggiunto se ci impegniamo abbastanza assiduamente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad esempio, definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.” Un salto alla libreria più vicina a casa ci rivelerà una, apparentemente, infinita scorta di libri scritti da esperti che pretendono di fornire i passi necessari per raggiungere questo stato di salute ottimale. Il problema è, naturalmente che, come esseri umani, tutti noi viviamo con quantità variabile di bagaglio bio-fisico (biologico – genetico), psicologico ed etico. Quante persone hanno mai sperimentato o mai conosciuto qualcuno in salute ottimale? Cosa significa ciò?

La risposta potrebbe essere:

Il completo benessere è una fantasia. La salute, qualunque cosa essa possa essere, è qualcosa che succede, piuttosto che in assenza di malattia, proprio nella sua presenza.[10]

(come suggerisce David Morris nel suo penetrante libro “Illness and Culture in the Postmodern Age”).

È più probabile che tutti staremo a lottare con questioni di ordine emozionale, fisico e/o morale durante la vita, ed è inevitabile che moriremo prima o poi. Comprendere e convivere, intelligentemente e compassionevolmente, con queste lotte, piuttosto che in una ricerca perenne dell’ultimo Santo Graal della Salute Ottimale, potrebbe portarci più vicino a ciò che potrebbe essere un’esistenza sana.

Da una prospettiva pragmaticamente olistica, senza significati metafisici, il punto critico nella comprensione della salute, è che la salute ha davvero a che fare con il modo in cui affrontiamo le circostanze della nostra esistenza. Il concetto di salute quindi diventa meno bianco e nero ed emerge con una dinamica complessa non facilmente quantificabile, né prevedibile, né controllabile del tutto. La ricerca emergente ci costringe così ad allargare la nostra attenzione e prendere in considerazione, sempre di più, un’ampia serie di fattori psicologici, sociali ed esistenziali che si reputa abbiano più influenza sulla nostra salute che i tradizionali fattori di rischio del modello biomedico. I fattori di sostegno alla salute e i fattori di rischio tradizionali, relativi alla malattia, sono elencati nella tabella n. 2.[11] Questo spostamento nella concettualizzazione ha conseguenze enormi per le politiche di promozione della salute e per la reinvenzione dei ruoli dei professionisti stessi della salute.

Tabella n. 1

 

Ipotesi   a confronto scientifico

 

 

LA   VECCHIA SCIENZA

 

Meccanicista:   utilizzo della metafora della macchina sofisticata per rappresentare l’essere   umano.

 

Riduzionista:   il tutto è uguale alla somma delle sue parti.

 

Dualista:   materia e spirito sono [costruzioni] separate – solo le cose che possono   essere misurate costituiscono oggetto di studio.

 

Patriarcale:   predominano i valori virili quali concorrenza, controllo e aggressività.

 

 

LA   NUOVA SCIENZA

 

Complessa:   gli esseri umani sono complessi sistemi viventi.

 

Olistica:   il tutto è maggiore della somma delle sue parti.

 

Interconnessa:   importanti nel determinare la salute e degni di studi scientifici sono anche   i fattori sociali, emozionali, esistenziali ed etici e non solo i fattori biofisici   (biologici – genetici).

 

Egualitaria:   valori finora giudicati prettamente femminili, quali l’accudimento, la   remissività, la dolcezza, la tolleranza, l’emotività, sono equiparati a   quelli reputati maschili.

 

 
 

Lo spostamento del focus, da biomedico a olistico, nella promozione della salute significa predisporre più enfasi sui fattori favorevoli alla salute e non semplicemente sui fattori di rischio.

 

 

Tabella n. 2

 

 

Promozione della salute

spostamento del focus

 

Focus biomedico                                                                              Focus olistico

 

 

Fattori di rischio

 

 

Fattori favorevoli

 

Ipertensione

Colesterolo alto

Glicemia alta

Obesità

Fumo

Alcol

Sedentarietà

 

Intenzionalità e relazioni     esistenziali soddisfacenti:

autodeterminazione e benessere fisico,     mentale, sociale, economico ed etico.

 

 

 

 

Rispetto alla vecchia scienza, le odierne dinamiche scientifiche e bio – socio – culturali suggeriscono un approccio alla salute più adeguato alle nuove visioni.

Fonti immagini in ordine cronologico:

http://www.einfacherweise.com/2011/09/eine-frage-der-weltanschauung.html

http://www.wikipaintings.org/en/lucas-cranach-the-elder/adam-and-eve-2

http://www.sciencedaily.com/releases/2012/01/120126123705.htm


[1] Capra, F. The Turning Point: Science, Society, and the Rising Culture. Toronto: Bantam, 1983.

 

[2] Glanz K., F. Lewis, and B. Rimer. Health Behavior and Health Education: Theory, Research, and Practice. 2d ed. San Francisco: Jossey-Bass, 1997.

[3] Ibidem

[4] O’Donnell, M. P. Characteristics of the Best Workplace Health Promotion Programs. Wellness Management: Newsletter of the National Wellness Association (summer 1997

[5] Pert, Candace B. Molecules of Emotion: Why You Feel the Way You Feel. New York: Scribner, 1997.

[6] Dossey, Larry. Reinventing Medicine: Beyond Mind-Body To A New Era of Healing. San Francisco, Harper, 1999.

[7] Ornish D. Love and Survival: The Scientific Basis for the Healing Power of Intimacy. New York: HarperCollins, 1998.

[8] Briggs J., and D. Peat. Seven Life Lessons of Chaos: Spiritual Wisdom from the Science of Change. New York: Harper Perennial, 1999

[9] Morris DB. Illness and Culture in The Postmodern Age. University of California Press, Berkeley, 1998.

[10] Morris DB. Illness and Culture in The Postmodern Age. University of California Press, Berkeley, 1998.

[11] Robison J, Carrier K. The Spirit and Science of Holistic Health: more than broccoli, jogging and bottled water, more than yoga, herbs and meditation.

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