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Conceptual Papers

Gli apparati ideologici privati negli allestimenti delle nostre realtà

Rinaldo Octavio Vargas, sociologo & Eugenia D’Alterio, biologa

Per chi si occupa di decostruire la costruzio­ne sociale della realtà e non solo, nelle notizie del trimestre scorso circa lo stato di sorveglianza elettronica, vi è qualcosa oltre alla questione della privacy sulla quale soffermarsi: l’ir­ruzione di nuovi soggetti nella costruzione delle realtà sociali. Le rivelazioni sul program­ma di raccolta di dati PRISM della NSA (National Society Agency) hanno accresciuto la consape­volezza circa la potenza delle agenzie private di intelligence che operano come “contractor” con i governi. La sorveglianza e l’inganno non sono solo foraggio per film e talk show. Sorve­glianza ed inganno sono piuttosto manifestazioni di una belligeranza epistemica sulle nostre realtà “costruite” da parte dei gruppi che si con­tendono il controllo del bio-potere e della cultura, ossia sono espressione di una contesa di “rap­presentazioni” o “allestimenti” volti ad essere ‘installati’ negli schemi cognitivi della popo­lazione.

Queste rivelazioni, accattivanti come sono per l’avviamento e/o compimento di tanti processi psico-sociali di differimento di auto-coscienza e di declinazione del vecchio manicheismo che organizza le popolazioni in buoni e cattivi, sono state, comunque, parziali. Esse si sono concen­trate sulle attività di un’agenzia governativa e sulla finalità del lavoro di intelligence attraver­so la sorveglianza effettuata nell’interesse della sicurezza nazionale della nazione di riferimento. Ciò che non ha ricevuto attenzione è il fat­to che la maggior parte del lavoro di intelli­gence, oggi, non viene effettuato da agenzie governative, ma da aziende di intelligence private e che, inoltre, gran parte di tale la­voro comporta un altro aspetto comune del lavoro di intelligence: il raggiro. Cioè, supe­rando l’idea classica del controllo ideologico delle popolazioni attraverso gli apparati gesti­ti e/o disciplinati dallo Stato, quali la scuola, la famiglia, la cultura e attraverso le visioni reli­giose del mondo fornite dalle “Chiese”, oggi, vi sono gli apparati ideologici privati coinvolti non solo nell’occultamento del reale ma nel­la fabbricazione di esso.

Il regno della segretezza e dell’inganno tra le for­ze che si contendono il potere di controllo del­le popolazioni può avere risonanza da parte di giornalisti investigativi, romanzieri thriller e re­gisti cinematografici ma è anche una questione che coinvolge i filosofi, quella categoria ormai stigmatizzata nei nuovi orizzonti di senso alle­stiti per la cultura popolare. La ragione di ciò è molto semplice: negli ultimi 2500 anni la filoso­fia si è occupata di comprendere l’inganno e di come esso viene “esposto” e “allestito” come “verità”.

In una delle allegorie più diffuse nella tradizio­ne intellettuale occidentale, Platone descrive un gruppo di uomini incatenati, dall’infanzia, all’interno di una grotta con un fuoco dietro di loro. Essi sono in grado di vedere solo le om­bre proiettate sul muro di fronte dalle perso­ne che transitano alle loro spalle, e scambiano le ombre per realtà. Per vedere le cose come realmente sono, avrebbero dovuto affrancarsi dal proprio stato e farsi strada fuori della caver­na. Così, darci notizie di come sia il mondo fuori dalla caverna è uno dei doveri fonda­mentali dei filosofi.

In termini odierni, gli studiosi dei processi rela­tivi alla conoscenza cercano di avvertirci che noi non abbiamo un accesso diretto ad una realtà. Da una prospettiva postmoderna, noi accedia­mo alle realtà, qualunque cosa esse siano, solo attraverso pattern cognitivi e modelli di realtà, certamente, linguistici, vale a dire attraverso le mediazioni culturali e sociali che ci rendono ‘operativi’ in un contesto storico, attribuendo­ ci un senso, un significato. Tramontata l’idea dell’io oggettivo capace di conoscere una realtà obiettiva fuori, l’uomo postmoderno sa che deve pensare in termini relativi, di convenzioni, di co­struzione sociale della realtà, di “allestimenti”, per utilizzare un termine del mondo del “visual merchandising”.[1]

In un senso contemporaneo, inoltre, dobbiamo anche pensare ai tentativi di chi opera in totale segretezza nella creazioni di false realtà come un settore problematico dell’epistemologia – la branca della filosofia riguardante la natura della conoscenza. Infatti, i filosofi interessati ad ottimizzare la conoscenza della realtà da una prospettiva che mette in luce la sua costruzio­ne sociale, non si limitano a considerare che tale sorveglianza e inganno siano solo foraggio per un prossimo film Matrix, ma come espressioni di una belligeranza epistemica svolta in ogni ambito della società per controllare i comportamenti del­le popolazioni.

Per avere un po’ di prospettiva sul ruolo mani­polativo che le società o agenzie private di in­telligence svolgono nella nostra società globale, esaminiamo qualche informazione tra quelle rilevate da recenti attacchi informatici ad agenzie di intelligence.

Uno scorcio entro il mondo di queste aziende è quello fornito da un attacco informatico eseguito dal gruppo LulzSec, conosciuto anche come Inter­net Feds, che ha colpito l’agenzia di intelligence privata HBGary Federal. Con questo attacco l’o­pinione pubblica mondiale è venuta a conoscenza di 75.000 e-mail, rivelando, ad esempio, che la Bank of America si era avvicinata al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di America preoccu­pata per le informazioni che WikiLeaks aveva su questa banca. Il Dipartimento di Giustizia, a sua volta, suggerì alla Bank of America di contattare una società specializzata in lobbying, la Hunton and Williams, che a sua volta mise in contatto Bank of America con un gruppo di sicurezza in­formatica conosciuto come Team Themis.

Tra le informazioni che gli hacker ci hanno di­schiuso circa il Team Themis abbiamo quelle re­lative alla sua consulenza per la Camera di Com­mercio degli USA volta a minare la credibilità di uno dei suoi critici, un gruppo denominato Cham­ber Watch. La proposta indicava la creazione di un “documento falso, forse evidenziando infor­mazione finanziarie periodiche,” la consegna di tale documento al gruppo progressista di opposi­zione riguardo l’operato della Camera e, poi, suc­cessivamente, l’esposizione del documento quale un falso per dimostrare che il gruppo Chamber Watch non poteva essere ritenuto attendibile nel raccontare la verità. Inoltre, il gruppo Themis propose la creazione di due “falsi insider” che in­filtrassero il gruppo Chamber Watch, utilizzando uno come leva per screditare l’altro e conferman­do la legittimità del secondo. L’attacco ha anche rivelato prove del fatto che Team Themis svi­luppò un sistema di gestione di personaggi, programma sviluppato a specifica richiesta delle Forze Aeree degli USA, che permette la gestione di identità multiple online, i “pupazzi calzini”, quali commentatori nei social media, dando l’apparenza di consenso sociale alle azioni eseguite dalle Forze Aeree.

Tutto ciò può suonare come una fiction cinema­tografica, ma tutto ciò è reale e assomiglia all’u­tilizzo delle PSYOPS (psycological operations / operazioni psicologiche), le quali, come chiunque abbia memoria della storia recente sa, sono parte della strategia militare delle nazioni da decenni. Il manuale militare di guerra non convenzionale definisce PSYOPS come “operazioni program­mate per trasmettere informazioni e indica­tori confezionati ad un pubblico straniero volte a influenzare le loro emozioni, motivazioni, ragionamenti oggettivi e, in ultima analisi, il comportamento dei governi stranieri, organiz­zazioni, gruppi e singoli individui.”

In altre parole, a volte è più efficace per ingan­nare una popolazione fornirle una realtà falsa che imporre la propria volontà con la forza o con delle armi convenzionali. Naturalmente questo potrebbe valere anche per la propria popola­zione, se si è scelto di vederla come un “nemico” le cui “motivazioni, il ragionamento e comporta­mento” vanno controllate. Le guerre psicologiche però non sono condotte necessariamente dagli Stati Nazionali, esse possono essere ‘eseguite’ da chiunque abbia le capacità e l’incentivo a condur­le, e nel caso delle aziende di intelligence private, ci sono sia gli incentivi che le capacità.

Diversi mesi dopo l’attacco informatico alla HBGary, un attivista e hacker di Chicago, Jeremy Hammond, attaccò con successo un’altra socie­tà di intelligence privata, la Strategic Forecasting Inc. meglio conosciuta come Stratfor, schiudendo circa 5 milioni di e-mail. Le e-mail della Stratfor ci forniscono un altro scorcio nel mondo delle socie­tà di sicurezza private, ma la vista questa volta è più inquietante. Dalle e-mail trapelate si evin­cono le attività di sorveglianza per monitorare i manifestanti del movimento OCCUPY AUSTIN, così come le relazioni tra questo movimento e il gruppo ambientalista Deep Green Resistance. In queste e-mail i membri dello staff discutevano come uno dei loro uomini era andato sotto co­pertura ad un’assemblea generale del movimento Occupy Austin al fine di conoscere come il gruppo operava.

Data la portata e il contenuto di ciò a cui l’at­tacco di Hammond ci ha esposti, si palesa che l’industria privata di intelligence è effettivamente impegnata in un’operazione psicologica di mani­polazione dell’opinione pubblica, per trasmettere informazione selezionata atta a influenzare le no­stre emozioni, motivazioni, ragionamenti obiet­tivi e, in ultima analisi, il nostro comportamen­to. O a dirla da filosofo, l’industria privata di intelligence è impegnata in una belligeran­za epistemica. Lo stesso vale per le agenzie di marketing, di pubbliche relazioni e per i media, in generale, nel loro coinvolgimento nella costru­zione di realtà propizie ai loro clienti, ai portatori di interesse e agli azionisti.

La parola greca “ALETHEIA”, messa in uso da Pla­tone nella sua allegoria della Caverna, viene ge­neralmente tradotta come “verità”, ma sarebbe appropriato parlare di ‘svelare’ ossia ‘togliere i veli’. Martin Heidegger, in un saggio sull’allego­ria della caverna, ha suggerito che il processo di scoperta era in realtà una condizione per acce­dere alla ‘verità’. Ne consegue che il decostru­zionismo del ricercatore indipendente porti a svelare le rappresentazioni illusorie che impedi­scono di realizzare la realtà del mondo.

Anche gli hacker ci aiutano a sollevare il velo che periodicamente viene allestito sopra i nostri occhi per renderci ignoranti degli al­lestimenti di realtà socialmente costruita in funzione del bio-potere che specifici gruppi di interesse controllano, cioè realtà costruite al fine del controllo delle condizioni della vita e della morte della specie umana.

Questo excursus serve anche come spunto di riflessione circa la costruzione della medi­cina come realtà sociale. Il disvelamento della più semplice proposizione relativa alla medicina ci rimanderebbe agli schemi cognitivi e ai modelli di realtà e ragionamento sostenuti da gruppi con specifici riferimenti culturali. Questo ci rimande­rebbe a quelle ombre proiettate in tante caverne, che a loro volta ci farebbero realizzare l’esistenza di una belligeranza epistemica tra i diversi gruppi di interesse per difendere e controllare la propria fetta nel mercato della salute.

Cosa fare? Innanzitutto, conoscere – per essere capaci di rinegoziare con i gruppi che detengo­no il bio-potere e pretendono di imporre i loro paradigmi culturali come assoluti. Infatti, questa dissertazione si iscrive nell’intenzionalità di “BIO Educational Papers Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità Retroscena” di contribuire alla creazione di un nuovo capitale culturale (va­lori, aspirazioni) che esemplifichi e orienti nuovi comportamenti sociali, comportamenti da inten­dersi non come verità ma come convenzioni. Se la specie umana vive attraverso un ordine simbo­lico, è etico riconoscere i nostri limiti ed orizzonti.


[1] È l’insieme di operazioni che collocano il prodotto all’interno del punto di vendita in grado di indurre il cliente all’acquisto. Questo prodotto può essere un’idea e il punto vendita può essere un talk show, un video, una passerella, una piazza.

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