//
stai leggendo...
Conceptual Papers

EDITORIALE ANTROPOLOGIA E TECNOLOGIA CO-EVOLUZIONE IN PROGRESS

EDITORIALE        ANTROPOLOGIA E TECNOLOGIA             CO-EVOLUZIONE IN PROGRESS

Rinaldo Octavio Vargas, sociologo & Eugenia D’Alterio, biologa

Cosa hanno in comune un calendario e una mo­tosega? L’uno è uno strumento per conteggiare il tempo immateriale, l’altra uno strumento mecca­nico per il taglio della legna. Tuttavia, calendario e motosega, strumenti declinabili in svariate mo­dalità di modelli, hanno un origine che li acco­muna: entrambi sono il risultato di una tecnolo­gia prodotta dal cervello umano. Ancora di più, costituiscono artifici attraverso i quali la vita umana continua a compiere processi origina­ri in modo accelerato. La tecnologia, contra­riamente a ciò che viene percepito in modo con­venzionale, appartiene alla vita umana, alle stesse “forze” con cui esprimiamo e organizziamo le nostre vita. Infatti, la tecnologia continua ad avanzare e ad accelerare in ciò che la vita umana realizza nel corso della sua evoluzio­ne dalla sua origine sul pianeta Terra. Così, la tecnologia inizia come espressione della vita umana stessa.[1]

Molti sono, però, i pregiudizi. Nel nostro di­scontinuo rapporto con la tecnologia, forse, si esprime la nostra condizione di esseri con­traddittori per sviluppo evolutivo, portati ad operare su obiettivi diversi e a volte opposti tra loro. Dimentichi e/o ignari delle logiche an­cestrali delle strategie evolutive (che, in ultima istanza, si compiono in noi e rendono le nostre intenzionalità razionali una commedia dell’as­surdo), dichiariamo la nostra preoccupazione circa come l’odierna tecnologia informatica fini­sca per impersonare una vigilanza quasi diret­ta su di noi cittadini (vigilanza che ogni Stato esegue, paradossalmente, con proventi richiesti ai cittadini stessi), mentre, spontaneamente, consentiamo a corporazioni private di tener traccia, a spese nostre come fruitori di servizi, dei nostri movimenti personali e commerciali nel WEB. Ancora di più, contribuiamo noi stessi a questa sorta di “vigilanza” in rete attraverso i nostri dati segnalati, volontariamente, sui social network. Ma, se accettassimo la teoria riguardo la nostra condizione esistenziale adattiva evolu­tiva, si paleserebbe perché non si manifestano forze effettivamente contrarie alla sorveglianza di noi cittadini consumatori attraverso i nostri stessi strumenti di comunicazione via etere. Questa assenza di opposizione spinge ad ipotiz­zare che lo sviluppo crescente di INTERNET sia un’estensione del nostro desiderio di essere visti, di spiare la vita degli altri, di copiare e di essere copiati. Invero, l’entusia­smo con cui, oramai, un numero sempre mag­giore di noi partecipa alla co-sorveglianza e al mondo del copia ed incolla porta a congetturare che questa sia una modalità più artefatta di qualcosa che atavicamente abbiamo prati­cato, cioè i rituali di appartenenza ad una comunità, atto imprescindibile alla soprav­vivenza umana.

Se provassimo ad immaginare un mondo senza le narrative idealizzanti della condizione umana, forse riusciremmo a realizzare che i processi del­la vita umana – e di tante altre specie animali e vegetali – siano stati modificati, agevolati o meno, progressivamente, dalla nostra stessa tecnologia pur se in un andamento quasi imper­cettibile ma costante anno dopo anno, compreso quello relativo alla nostra antropologia in pro­gress.

Il nostro rapporto controverso con la tecno­logia si acuisce perché qualunque tecnologia genera quasi tanti problemi quanti ne risol­ve. Si pensi solo ad uno dei primi utensili elabo­rati dai nostri antenati, cioè una pietra forgiata a forma di triangolo o lanceolata. Questo utensile poteva essere utilizzato per fabbricare un al­tro utensile o per predare. Se i nostri “arti­fici” siano benefici o dannosi è questione che va giudicata alla luce delle nostre controverse scale valoriali. In ogni caso, le tecnologie pro­ducono nuove possibilità. Tuttavia, sebbene la tecnologia amplifica la nostra capacità di compiere azioni ritenute da noi stessi po­sitive o avverse, il bilancio sembra essere a favore della riproduzione del fenomeno bio­logico culturale che, convenzionalmente, chiamiamo “vita umana”.

Nel corso del tempo, noi generiamo nuove tecnologie procurandoci nuovi benefici e nuo­ve difficoltà. La maggior parte dei problemi che oggi abbiamo sono tecnogenici, cioè complicazioni generate da tecnologie del pas­sato e, così, anche la maggior parte dei dilem­mi futuri saranno originati dalle tecnologie che oggi stiamo allestendo. La tecnologia genera, sì, nuove soluzioni e nuove preoccupazioni ma per il fatto che abbiamo la possibilità di scelta al riguardo, almeno apparentemente, il bilan­cio è leggermente a favore degli aspetti benefi­ci nel lungo divenire. Se vedessimo la questio­ne nella scala del tempo della civilizzazione, noteremmo il piccolo incremento netto di que­ste scelte nel corso dei secoli. Infatti, è questo piccolo accumulo incrementale benefico che noi chiamiamo progresso. La civilizza­zione è il lento accumulo di questo piccolo in­cremento ritenuto, anche se in modo social­mente controverso, positivo alla specie umana e derivato dalle nostre scelte in un passato in continuo divenire.

Certamente, la tecnologia a volte oblitera vec­chie scelte ma il guadagno netto nel corso del tempo significa un piccolo vantaggio in termini di nuove scelte. Questo è un altro modo di defi­nire la civilizzazione: l’accumulo di scelte in­crementali. Forse è questa la motivazione prin­cipale del perché la gente continua a trasferirsi in città, ossia quell’attrazione che la città attua proprio perché essa racchiude più scelte, più opportunità di quelle che si presenterebbero vi­vendo in campagna o in altri luoghi isolati. La stessa cosa capita pensando al futuro, oggi. L’i­dea di futuro ci sta traendo dal passato pro­prio perché il futuro offrirebbe più scelte e possibilità. Ed è la prospettiva di un futuro migliore ciò che la tecnologia rappresenta per noi, non senza generare una sorta di tensione adattiva.

Tra le innovazioni tecnologiche del presente, quel­la in rapidissimo sviluppo è la tecnologia dell’infor­mazione. Entro le tensioni adattive che le nuo­ve tecnologie dell’informazione generano c’è, ad esempio, quella di come gestire la nostra attenzione nell’oceano travolgente di informazio­ne che stiamo generando. La sfida più importan­te, tuttavia, è l’impatto che le nuove tecnologie dell’informazione esercitano sui nostri processi e modelli cognitivi del mondo.

Vari anni della nostra infanzia e adolescenza sono stati spesi per imparare a leggere e scrivere e ma­turare la nostra cultura: questo lento processo di apprendimento ha impostato i nostri cervelli. In­fatti, molti studi condotti tra gruppi alfabetizzati e non alfabetizzati mostrano che la lettura e la scrit­tura modificano il modo in cui il nostro cervello lavora. Perciò possiamo dedurne che la reale pa­dronanza di questi nuovi Media richiedereb­be non solo pratica e studi deliberati ma mo­difiche nei nostri processi e modelli cognitivi. Una tecno-alfabetizzazione riguardo al WEB, intesa come attenzione, come pensiero critico su come funzionano i dispositivi della Tecnologia dell’Informazione e su come essi possono ritor­cerci contro può essere qualcosa a cui dovremmo essere addestrati per non esserne soggiogati.

Un elenco esauriente dei problemi che la tecno­logia dell’informazione genera è praticamente impossibile perché se da una parte c’è la velocità di sviluppo di INTERNET, che sta procedendo molto in fretta, dall’altra non dimentichiamoci che siamo esseri cadenzati sui nostri ritmi biolo­gici. In un certo senso, possiamo asserire che ci vorrà forse un’altra (o più) generazione per capi­re ciò che questa tecnologia del WEB rappre­senti in termini adattivi evolutivi.

Infatti, la nostra comprensione del ruolo e degli effetti della tecnologia Web non è sempre al pas­so con la velocità di offerte continuamente più sofisticate. Ciò porta ad un divario che malgrado ci affrettiamo a compensare, rimane. Forse non c’è un modo di evitare un divario tra la dispo­nibilità della nuova tecnologia dell’infor­mazione e la nostra comprensione di essa ma per regolamentare l’utilizzo della tecnologia sì: per riassegnarle un ruolo, la tecnologia stes­sa va usata e costantemente valutata mediante un’attenzione critica durante l’utilizzo. Solo uti­lizzandola e padroneggiandola riusciremo a non subirla passivamente e a farne un uso consape­vole. La sua demonizzazione, a priori, non sem­bra né un atteggiamento pragmatico né utile.

Una delle sfide adattive che accompagna la nuo­va tecnologia dell’informazione è quella di adat­tarci al paradigma della copia. INTERNET è la più grande copiatrice, ciò che il Web fa è copiare cose. Anche quando inviamo un mes­saggio o una foto via Web, ciò che realmente ac­cade è che essi non diventano altro che copia in un immenso circuito. In questo modo, qualunque cosa potrà essere copiata in INTERNET, ovvero, tutto ciò che INTERNET fagocita verrà copiato. Questo è ciò che, al momento, vuole la tec­nologia del WEB: copiare.[2] Quindi, ora, dob­biamo affrontare la questione di come adattarci ad una economia basata su cose che posso­no essere copiate. Ma le copie sono così pro­lifiche da diventare quasi prive di valore. Esse, al più, non valgono niente e, dunque, non vi è necessita di proteggerle. Ciò ha un impatto so­verchiante sul mercato del lavoro e sulle mo­dalità di come le popolazioni impattate possano sopravvivere quando nel mercato non si è più in grado di creare valore di scambio.

La tecnologia INTERNET ci porta ad una riconfi­gurazione del nostro sistema produttivo so­ciale e economico introducendo due parametri non comuni nell’economia classica: zero ed infi­nito. Zero riguardo il prezzo delle copie e infinito riguardo la diffusione potenziale della Rete. L’e­conomia del software ci porta, inoltre, ad una nuova esperienza: la dinamica del mondo intangibile di codici diventa la dinamica di tutto. I software e i codici diventano i mezzi principali per fare denaro e ricchezza in qual­siasi sistema produttivo, compreso il gioco d’az­zardo on-line. Prenderne atto è essenziale per capire come funziona la nuova economia degli intangibili gestita dai grandi dati (BIG DATA). La gigantesca banca dati è ciò che oggi tra­sforma il nostro mondo (essa viene chiamata la BIG DATA REVOLUTION). È una dimensione a cui dobbiamo prestare attenzione. Viviamo in un periodo storico in cui le enormi dimensioni di dati e le loro variabili in tempo reale (neces­sarie per la loro acquisizione, il loro spostamento, la loro trasformazione, valorizzazione, gestione e riorganizzazione) diventano i processi essen­ziali per la produzione di ricchezza. Eravamo abituati a riorganizzare atomi, adesso è tut­ta una questione di riordinare dati. Questo è ciò che accadrà nei prossimi anni.

E questo è ciò che le info-strade (Google, Fa­cebook, Whatapps, Chat-on, ecc), che percor­riamo tutti i giorni, attuano e attueranno, traducendo il nostro linguaggio in un linguaggio globale accessibile ai software, ricombinando­lo in infiniti modi che nemmeno immaginiamo. I gruppi che controllano questo settore stanno sviluppando gli strumenti per operare nel reame dei cosiddetti “ZILLIONICS”[3], qualcosa al di là degli ultimi sistemi di misura che abbiamo finora conosciuto e utilizzato. Al momento, non si di­spone ancora della scala matematica con cui ciò si realizzerà.

Un’altra cruciale sfida adattiva, a cui ci espon­gono le nuove tecnologie del Web, è quella del “breve termine”. Per millenni e secoli le popola­zioni umane hanno sperimentato tempi di adat­tamento e utilizzo della tecnologia relativamente lunghi. Questo scenario iniziò a mutare in modo celere con la Prima Rivoluzione Industriale ap­pena due secoli fa. Analogamente, le creden­ze di significato metafisico con cui le esistenze erano investite conobbero lunghe durate. Oggi, con l’immediatezza digitale del Web e con la reificazione metafisica degli oggetti di con­sumo, le popolazioni umane stanno conoscen­do la pressione adattiva alla brevità, anche dei propri contenuti esistenziali legati, fonda­mentalmente, alle narrative che accompagna­no i prodotti che stabiliscono lo stile di vita in voga. Questo, certamente, costituisce un punto di riflessione nella costruzione della nostra realtà sociale. Oggi, il bio-potere ci impone un progetto esistenziale cadenzato dalla bre­ve durata dei prodotti e dalle modalità del loro consumo. Perciò, oggi, prevale la tenden­za a pensare a breve termine, ad essere coin­volti in progetti di lanci di prodotti che scadono in pochi anni, addirittura mesi. Questo potrebbe svelarsi una “costosa” pratica adattiva. In un tale contesto di brevità e precarietà anche la con­suetudine della fissa dimora viene soverchiata, costringendo cifre crescenti di popolazione delle grandi metropoli a traslocare continuamente con le valige degli effetti personali in una sorta di nomadismo metropolitano. Anche l’incertezza sul futuro sta lavorando contro la prospettiva di pen­sare a lungo termine. Nella cultura dominante, una polarizzazione verso i programmi definiti a breve termine, piuttosto che a lungo termine, potrebbe costituire una sfida evolutiva costo­sissima in termini di benessere delle popolazioni.

Quanto possiamo fare per rinegoziare” la sfida evolutiva posta dal breve termine è con­dizionato dal crescente potere delle corpora­zioni. Infatti, il breve termine ci viene imposto dalle corporazione attraverso la veloce obsole­scenza dei prodotti tecnologici e di largo consumo.

In verità, le nostre società postmoderne sono gestite, sostanzialmente, da imprese commer­ciali piuttosto che dai governi. Ciò significa che il bio-potere, oggi, è prerogativa delle corpo­razioni piuttosto che dei governi o meglio di una connivenza tra poteri. La narrativa fuor­viante che nasconde questa realtà insiste nel far­ci credere che il problema, piuttosto che la sfida evolutiva della brevità e precarietà imposte dalle nuove tecnologie e dalla speculazione finan­ziaria, sia la forma troppo parlamentare di gover­no. Il precario mercato del lavoro a scala globale costituisce un esempio eclatante delle conseguen­ze socialmente negative, in termini di benessere delle popolazioni, generate dall’“immediatezza” che caratterizza il nuovo modo di produzione e appropriazione della ricchezza. In un tale contesto, ci si dovrebbe domandare se siamo ve­ramente noi a vivere con aspirazioni a brevi sca­denze o se siano i prodotti (che rendono le nostre esistenze socialmente significative) ad esigere tempi di consumi rapidi e contenuti di vissuto esi­stenziale frettolosi. Questa celerità tecnologica ed esistenziale ci sta spingendo a cercare nuovi equilibri adattivi e, innanzitutto, nuovi concet­ti con cui reinterpretare il mondo.

Che la tecnologia sia un’estensione della vita umana o una sua protesi, per cui tra vita umana e tecnologia vi sono molte più affi­nità di quanto vogliamo ammettere, è una que­stione che si palesa se facciamo riferimento al concetto di Technium. Una tecnologia innovati­va può richiamarne altre per applicazioni diverse ed è questa rete di tecnologie che Kevin Kelly chiama Technium. Il Technium è la più grande rete comprensiva di tutte le tecnologie che “lavo­rano insieme”, si integrano, per sostenersi a vi­cenda. C’è un senso in cui il Technium, nel suo complesso, mostra comportamenti simili alla vita nello stesso modo che un unico neurone “non pensa” ma una rete di neuroni può co-produrre un’idea. Se noi consideriamo la rete di tutte le tecnologie, passate e presenti, come formanti un sistema unico, allora ci sembrerà che questa rete abbia vita autonoma con le proprie tendenze e urgenze. Come ogni tipo di sistema, il Technium mostra interessi di parte (distorsioni) da ritenersi inerenti al sistema stesso. Infatti, a questo sistema non interessa chi siano gli umani che vivono o muoiono (e questa è per noi una delle sue distorsioni). La domanda che al riguar­do possiamo porci è: quali siano le distorsioni di questo sistema comprensivo di tutte le tecnolo­gie messe insieme? Se siamo in grado di capire che cosa sono queste distorsioni, allora avrem­mo una qualche idea circa dove questo sistema ci sta portando. Se noi ci concedessimo di vederlo come un sistema simile alla vita con le sue inten­zionalità, vedremmo le sue origini nella vita stessa. In un certo senso, il Technium è un’e­stensione delle stesse nostre forze vitali, per cui la tecnologia è intrinseca alla vita e non anti-vita. La tecnologia, in realtà, facilita ed accelera processi che l’evoluzione attua nel pianeta Terra.

La tecno-vita si sta muovendo nella direzione della complessità, di una visione più senzien­te, con una maggiore tecno-specializzazione e con una maggiore densità di energia. Dun­que, se vogliamo immaginare la nostra esistenza tra 100 o 1.000 anni, possiamo semplicemente ipotizzare che essa sarà ancora più complessa di quanto lo sia oggi e che vi saranno più in­telligenze artificiali, ovunque. Per cui, qualunque cosa produciamo oggi, nel futuro ne avremmo versioni ancora più specializzate. La tecnolo­gia diventa più mutualistica nel senso che la tecnologia è sempre più dipendente dalle altre tecnologie. In questo processo di mu­tualismo della tecnologia anche noi saremo più mutualistici. Possiamo definirlo “il volere” della tecnologia perché il sistema stesso si è polarizzato in questa direzione, fuori dal control­lo che noi esseri umani possiamo pretendere,[4] e a ciò corrisponde una forte pressione adattiva, non come qualcosa di alieno ma come modifica­zioni che noi, umani, abbiamo provocato e a cui sottostiamo.

Definire la tecnologia come processo della mente umana è limitativo perché anche gli animali sono capaci di sviluppare processi “tecnologici” per ri­solvere le proprie esigenze vitali. Infatti, in questo senso, le prime tecnologie umane derivano dall’os­servazione di particolari specie animali (la costru­zione di argini dei castori, il volo degli uccelli etc). La tecnologia è come una sorta di fenotipo esterno che può replicarsi identica a se stessa, ma per modificarsi necessita una mente senzien­te: il fenotipo consapevole proprio della vita uma­na. Qualcuno ha detto che una gallina (fenotipo) non è altro che il mezzo con cui un uovo (cioè, in sostanza il suo genotipo) produce un altro uovo. È vero. Lo stesso varrebbe anche per l’uomo ma con una grande, fondamentale, differenza: l’uomo può esserne consapevole. Ed è questa capacità che da un senso alla nostra vita.[5]

Certo, tanta strada è stata fatta, dal primo utensi­le alle tecnologie digitali di oggi ma, esplorando il rapporto tra vita umana e tecnologia da una pro­spettiva evoluzionista – e controversa dal punto di vista del pensiero comune – si riesce a percepire la tecnologia come un’estensione del nostro corpo e a percepire la nostra stessa antro­pologia in progress come risultato di una co-evoluzione tra corpo umano e tecnologia stessa. Lo scenario così dischiuso non dovrebbe sorprenderci. Infatti, chiunque lavori in ambito scientifico sa che la ricerca avanza e che ogni vol­ta che noi usiamo un metodo poco legato alla me­tafisica, per fornirci di una qualche informazione, esso non fa che “disorientarci” mentre aumenta la nostra conoscenza. In ogni modo, l’interrogazio­ne scientifica dei fenomeni e degli eventi sta au­mentando la nostra “ignoranza” ancora più velo­cemente. Così, si potrebbe affermare che l’effetto principale della conoscenza che evita la metafisica sia, oggi, l’espansione, accelerata, della nostra inesperienza. Quest’espansione accelerata del­la nostra inesperienza costituisce una forte pressione adattiva. Affrontare una tale sfida adattiva richiede, pertanto, domande intelligenti piuttosto che informazione spicciola.

Da questa prospettiva risulta interessante notare che sebbene INTERNET fornisca risposte a buon mercato a domande abbastanza ordinarie, essa non genera nuove domande intelligenti. Per cui INTERNET, non espandendo l’orizzonte dei nostri quesiti irrisolti, non espande la no­stra conoscenza di avanguardia e accertata del mondo. Piuttosto che nelle “risposte” eroga­te gratis, tutto il valore è generato dalla grande domanda. In questo senso, ancora l’uomo ha buone chance come reale valore aggiunto nei processi di creazione di ricchezza perché finora la macchina è ottima a fornire risposte programmate ma rimane l’uomo la miglior tecnologia (bio­logica) capace di ideare nuove “grandi domande” causa prima del nostro sapere.

 

 

 

[1] Utilizzando l’esempio classico di McLuhan, la parola scritta, fondata sull’alfabeto fonetico, diventa tecnologia che permette un’estensione nello spazio e nel tempo della lingua parlata. Infatti, egli considera l’evoluzione tecnologica come una progressiva estensione del corpo umano. Marshall McLuhan, Understanding Media: The Exten­sions of Man. McGrow-Hill, 1964, New York

[2] Kevin Kelly. What Technology Wants. Viking Press, New York, 2010

[3] Sarebbe una nuova unità di misura in informatica. Gli ultimi prefissi utilizzati sono EXA, YOTTA, LOTTA. Per farci un’idea, si pensi che il prefisso EXA è usato per esprimere il fattore (210)6 = 1 152 921 504 606 846 976 (ovvero sia siamo nell’ordine di un miliardo di miliardi). Oppure si pensi al prefisso YOTTA 1024 = 1 000 000 000 000 000 000 000 000 che esprime un ordine di quadrilione. I ZILLIONICS utilizzeranno sensori onnipresenti e perenni localizzati sia nel corpo che nell’ambiente che trasformeranno le scienze mediche, ambientali e spaziali. Con essi, fiumi di dati sensoriali fluiranno giorno e notte da un’infinità di fonti. Il numero esplosivamente crescente di nuovi e a bassissimi costi di strumenti di rilevamento wireless richiederà nuovi programmi per distillare, indicizzare e archiviare questo oceano di dati, nonché di trovare segnali significativi in essi. Il campo dei “ZILLIONICS” che si occupa di miriadi di flussi di dati sarà essenziale nella sanità, le scienze naturali e l’astronomia. Esso richiederà in­novazioni nelle statistiche e, matematiche, nella visualizzazione e nell’informatica. Ed ancora di più, esso richiede una nuova prospettiva scientifica in termini di errori ammissibili, numero di incognite, probabilità e segni significativi.

[4] Kevin Kelly. Op. cit.

[5] Lumen http://ilfenotipoconsapevole.blogspot.it/2013_08_01_archive.html

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: